ATTENZIONE (Il tuo browser non supporta filmati Flash, scarica il player).
ATTENZIONE (Il tuo browser non supporta filmati Flash, scarica il player).


La data di oggi: 20/02/2020 9.42

in lavorazione

[Leggi Tutto]

0
Tabella risarcimento Danno Biologico - Micropermanente aggiornata al D.M. 17 luglio 2017

Tabella lesioni lieve entità (micropermanenti) anno 2017


[Leggi Tutto]
Sezione FAQ
lunedì 19 maggio 2014

Separazione e divorzio - nozioni

Con la separazione legale i coniugi non pongono fine al rapporto matrimoniale, ma ne sospendono gli effetti nell'attesa o di una riconciliazione o di un provvedimento di divorzio. La separazione può essere legale (consensuale o giudiziale) o semplicemente "di fatto", ciò conseguente all'allontanamento di uno dei coniugi per volontà unilaterale, o per accordo, ma senza l'intervento di un Giudice. La separazione legale (consensuale o giudiziale) rappresenta una delle condizioni (la più frequente) per poter addivenire al divorzio.

Con il divorzio (introdotto e disciplinato con la legge 1.12.1970 n. 898) viene invece pronunciato lo scioglimento del matrimonio o la cessazione degli effetti civili (se è stato celebrato matrimonio concordatario con rito religioso, cattolico o di altra religione riconosciuta dalla Stato italiano). Col divorzio vengono a cessare definitivamente gli effetti del matrimonio, sia sul piano personale (uso del cognome del marito, presunzione di concepimento, etc.), sia sul piano patrimoniale. La cessazione del matrimonio produce effetti dal momento della sentenza di divorzio, senza che essa determini il venir meno dei rapporti stabiliti in costanza del vincolo matrimoniale. Solo a seguito di divorzio il coniuge può pervenire a nuove nozze.

Quando si parla di divorzio si parla sia di scioglimento del vincolo matrimoniale sia di cessazione degli effetti civili del matrimonio concordatario.

Poiché la distinzione tra le due fattispecie non è intuitiva, è opportuno chiarire in che cosa questa consista. Premesso che nell'ordinamento italiano esistono due forme di matrimonio, quello civile e quello concordatario, si parla:

  • di scioglimento del vincolo matrimoniale, quando il divorzio interviene in relazione al matrimonio civile, cioè quello che è stato celebrato soltanto davanti all'ufficiale dello stato civile;
  • di cessazione degli effetti civili del matrimonio, quando il divorzio interviene in relazione al matrimonio concordatario (ovvero al matrimonio celebrato in Chiesa e trascritto nei registri dello stato civile, quindi, con effetti sia civili sia religiosi).

La sentenza di divorzio produce i seguenti effetti:

  1. in caso di matrimonio civile, si ha lo scioglimento del vincolo matrimoniale; in caso di matrimonio religioso, si verifica la cessazione degli effetti civili (permane, invece, il vincolo indissolubile sul piano del sacramento religioso);

  2. la moglie perde il cognome del marito che aveva aggiunto al proprio dopo il matrimonio (ma può mantenerlo se ne fa espressa richiesta e il Giudice riconosce la sussistenza di un interesse della donna o dei figli meritevole di tutela);

  3. fintantoché il coniuge economicamente meno abbiente non passi a nuove nozze, il Giudice può disporre che l'altro coniuge sia tenuto a corrispondere un assegno periodico (detto “assegno divorzile”): l'importo è quantificato in base alle condizioni e ai redditi di entrambi i coniugi, anche in rapporto alla durata del matrimonio (vedi scheda sulla modificazione delle condizioni di divorzio);

  4. viene decisa la destinazione della casa coniugale e degli altri beni di proprietà;

  5. i figli minorenni vengono affidati a uno dei coniugi, con obbligo per l'altro di versare un assegno di mantenimento della prole, o a entrambi congiuntamente (cd. “affidamento condiviso”), nel rispetto di quanto previsto anche dagli artt. da 337-bis a 337-octies cod. civ. (così come introdotti dal D.Lgs. 154/2013 in materia di filiazione);

  6. ciascuno dei coniugi perde i diritti successori nei confronti dell'altro;

  7. se la sentenza di divorzio aveva a suo tempo riconosciuto a un coniuge il diritto all'assegno di mantenimento, tale coniuge ha diritto anche alla pensione di reversibilità dell'ex coniuge defunto (o a una sua quota), a condizione che nel frattempo il coniuge superstite non si sia risposato. In ogni caso, se uno dei coniugi matura il diritto al trattamento di fine rapporto (TFR) prima che sia pronunciata la sentenza di divorzio, l'altro coniuge ha diritto a una parte di tale importo.

    Ottenuta la sentenza di divorzio gli uomini possono risposarsi subito, per le donne occorre attendere 300 giorni dalla pronuncia di divorzio (così detto lutto vedovile); a meno che il divorzio non sia stato pronunciato per impotenza di uno dei coniugi.

    Proprio recentemente il Parlamento sta rivedendo regole, tempi  e criteri più semplificati e snelli per il divorzio.

     

 
 
AvvocatoLisetti.it © 2009 • Privacy PolicyTermini d'uso