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Famiglia
lunedì 6 febbraio 2012

Prevale cognome materno se il padre riconosce tardivamente il figlio naturale - Cass. n° 27069 del 15/12/2011

Prevale cognome materno se il padre riconosce tardivamente figlio naturale

Cassazione civile , sez. I, sentenza 15.12.2011 n° 27069

 

La Corte Suprema ha nuovamente affrontato la questione della prevalenza del patronimico, retaggio dell'ormai superato modello di famiglia patriarcale. La legge (art. 262 c.c.) prevede che quando il riconoscimento è effettuato contemporaneamente dai genitori, il figlio naturale assume il cognome del padre. Nel caso di riconoscimento tardivo del padre, se avviene a distanza di qualche anno rispetto a quello della madre, il figlio naturale prenderà il cognome paterno aggiungendolo o sostituendolo a quello materno. Se il figlio naturale è minorenne sarà il Giudice a decidere nell'interesse del minore.

E' il caso che ha esaminato la Cassazione, poiché il padre, che aveva riconosciuto il figlio successivamente alla madre, ha chiesto che il proprio cognome fosse sostituito a quello della madre del minore.

Nella sentenza si afferma che anche il minore in tenera età ha diritto alla tutela della sua identità personale, che si esplica sia nella vita già trascorsa, sia nelle prospettive future.

Il figlio, infatti, aveva vissuto fino a quel momento con la sola madre e non c'era nessuna eventualità di una futura convivenza dei genitori naturali. Anche se il minore conserverà i rapporti col padre, ipotizzando che egli vivrà prevalentemente con la madre e la famiglia di lei, è stato ritenuto nel suo interesse mantenere il cognome materno ed aggiungere semplicemente quello paterno.

La questione dell'attribuzione automatica del cognome paterno, anche in merito alle disposizioni sulla filiazione legittima, è da alcuni anni al vaglio della Corte Costituzionale la quale, con la sentenza n. 61 del 2006, ha riconosciuto che l'attuale sistema di attribuzione del cognome «non è più coerente con i principi dell'ordinamento e con il valore costituzionale dell'uguaglianza tra uomo e donna».

Anche sotto il profilo della compatibilità con normativa sovranazionale, si profila la violazione delle Convenzioni internazionali che impegnano lo Stato italiano ad abolire le discriminazioni fra marito e moglie in relazione alla scelta del cognome, ed in particolare dell'art. 16 della Convenzione di New York del 18 dicembre 1979, ratificata con legge n. 132 del 1985 e delle Raccomandazioni del Consiglio d'Europa, sull'eliminazione di ogni discriminazione fra uomo e donna nell'attribuzione del cognome ai figli nati nel matrimonio o fuori di esso.

 

SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE

SEZIONE I CIVILE

Sentenza 15 dicembre 2011, n. 27069

Svolgimento del processo

La Corte d'Appello di Caltanissetta, con provvedimento del 16 ottobre 2009, reso nei confronti di L. N. e T. A., in riforma del provvedimento del Tribunale per i minorenni di Caltanissetta del 26-5/11-6-2009, attribuiva ex art. 262 c.c. al minore D., figlio naturale delle parti, riconosciuto prima dalla madre e poi dal padre, il cognome di entrambi i genitori. Ricorre per cassazione il T., sulla base di due motivi. Resiste, con controricorso, la L.

Motivi della decisione

Con il primo motivo, il ricorrente lamenta violazione dell'a.rt. 262 c.c., con il secondo, vizio di motivazione del provvedimento impugnato. Non si ravvisa violazione di legge. Questa Corte ha avuto modo di precisare (tra le altre, Cass. n. 2644 del 2011) che in tema di attribuzione giudiziale del cognome al figlio naturale, riconosciuto non contestualmente dai genitori il giudice è investito del potere-dovere, di decidere su ognuna delle possibilità previste dall' art. 262, II e III comma c.c., avendo riguardo, quale criterio di riferimento, unicamente all'interesse del minore, ed escludendo qualsiasi automaticità (che non riguarda il patronimico, per il quale non sussiste alcun privilegio), nonché, in particolare, l'esigenza di equiparare sempre e comunque l'attribuzione del cognome del figlio naturale a quella del figlio nato nel matrimonio (al riguardo, Cass. n. 12670 del 2009). Criterio direttivo deve essere quello di salvaguardare l'identità personale del soggetto. Né si potrebbe affermare che l'identità di un minore in tenerissima età non sussista. Il relativo diritto richiama l'esigenza di essere se stessi, nella prospettiva di una compiuta rappresentazione della personalità individuale in tutti i suoi aspetti ed implicazioni, nelle sue qualità ed attribuzioni; diritto alla propria identità, sottoposta ai medesimi mutamenti della personalità individuale (e quindi diritto “alla personalità” e alle condizioni che ne garantiscono lo sviluppo). Si dovrà dunque guardare al vissuto” del minore, alla vita sua trascorsa, ma pure alle eventuali prospettive future. Ovviamente la valutazione concreta del giudice di merito, se sorretta da adeguata motivazione, è incensurabile in questa sede. Chiarisce il giudice a quo , che il minore, pur in tenerissima età, fino ad oggi ha vissuto con la madre, e non si prospetta da parte dei genitori il proposito di vivere stabilmente insieme. Pur mantenendo D. rapporti con il padre, continua il provvedimento impugnato è da presumere che egli vivrà prevalentemente con la madre e la famiglia di lei. Corrisponde dunque al suo interesse originario aggiungere il cognome del padre a quello della madre, e garantire, anche in prospettiva, la tutela della sua identità personale, in relazione all'instaurato ambiente familiare e sociale di vita.

I motivi appaiono infondati. Va rigettato conclusivamente il ricorso. La natura del provvedimento nonché la posizione delle parti e la vicenda processuale richiedono la compensazione delle spese.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso; dichiara compensate le spese del presente giudizio di legittimità.

 

 
 
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