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Giurisprudenza
martedì 17 aprile 2018

Diritto all'oblio - nuovi limiti e regole alla luce della ord. n° 6819/18 della S.C. di Cass. - a cura della Dott.ssa Ilenia Violante

Il diritto all'oblio, nuovi limiti e regole: nota a cura della Dott.ssa Ilenia Violante

Con recente ordinanza della S.C. di Cassazione n. 6919 del 20/03/2018 è stata emesso il seguente provvedimento in materia di  “diritto all'oblio”:

“In tema di riservatezza, dal quadro normativo e giurisprudenziale nazionale ed europeo (artt. 8 e 10, comma 2, CEDU e 7 e 8 della c.d. "Carta di Nizza"), si ricava che il diritto all'oblio può subire una compressione, a favore - dell'ugualmente fondamentale - diritto di cronaca, solo in presenza dei seguenti presupposti:

1) contributo arrecato dalla diffusione dell'immagine o della notizia ad un dibattito di interesse pubblico;

2) interesse effettivo ed attuale alla diffusione dell'immagine o della notizia;

3) elevato grado di notorietà del soggetto rappresentato, per la peculiare posizione rivestita nella vita pubblica del Paese; 4) modalità impiegate per ottenere e dare l'informazione, che deve essere veritiera, diffusa in modo non eccedente lo scopo informativo, nell'interesse del pubblico, e scevra da insinuazioni o considerazioni personali;

5) la preventiva informazione circa la pubblicazione o trasmissione della notizia o dell'immagine a distanza di tempo, in modo da consentire il diritto di replica prima della sua divulgazione al pubblico.”

Ma in cosa consiste il diritto all'oblio?

Il riconoscimento del diritto all'oblio, prevede che ciascuno individuo abbia la possibilità di chiedere la cancellazione dei propri dati personali laddove:

- questi non siano più necessari per le finalità per le quali sono stati raccolti o altrimenti trattati,

- quando l'interessato abbia ritirato il consenso o si sia opposto al trattamento dei dati personali che lo riguardano,

-oppure quando il trattamento dei suoi dati personali non sia altrimenti conforme al Regolamento Ue 2016/679.

Come anticipato, infatti, a partire dal 25 maggio 2018 sarà direttamente applicabile in tutti gli Stati membri il Regolamento Ue 2016/679, noto come GDPR (General Data Protection Regulation) – relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento e alla libera circolazione dei dati personali.

Ciò nasce proprio dall'esigenza di certezza giuridica unita alla volontà di semplificare le procedure riguardanti il trasferimento di dati personali dall'Unione Europea verso gli altri Stati, tutelando maggiormente i dati sensibili dei cittadini dell'Unione.

I punti chiave del Regolamento GDPR sono i seguenti:

- nuove regole più chiare su informativa e consenso;

- definizione dei limiti al trattamento automatizzato dei dati personali;

- indicati criteri rigorosi per il trasferimento degli stessi al di fuori dell'Ue;

- fissate le basi per l'esercizio di nuovi diritti;

- stabilite norme rigorose in caso di violazione dei dati (data breach).

Il diritto ad essere dimenticati diventa ancora più urgente nell'epoca digitale, in cui viviamo, perché a differenza della carta stampata, scrivendo in un motore di ricerca alcune parole chiavi  è semplice far riaffiorare passate vicende, spesso anche spiacevoli. Detto ciò, i dati inerenti la vita privata, la sfera sessuale recapiti ed indirizzi, le informazioni  inerenti i minori e le notizie non veritiere devono essere cancellate immediatamente!

Invece, per  gli altri tipi di notizie, come si può procedere per eliminarne dalla rete?

Innanzitutto, si ritiene che non debbano essere cancellate le notizie inerenti persone che hanno ricoperto o ricoprono ruoli pubblici dal momento che l'interesse ad accedere alle suindicate informazioni prevale sempre rispetto al diritto alla privacy a causa di determinati fatti storici, di cronaca o giuridici aventi rilevanza pubblica.

In base ad una nota sentenza della Corte di Cassazione del 5 aprile del 2012 n. 5525 per ottenere la cancellazione di notizie riguardanti la propria persona dal web è possibile seguire tre procedure diverse, rivolgendosi cioè:

1)      all'amministrazione del sito che ha pubblicato la notizia e chiederne la rimozione affinché elimini i tag, i nomi o la notizia stessa;

2)      a Google, nel caso in cui  l'amministratore della testata/sito non provveda, affinchè elimini la notizia in questione, ma non è detto che ciò avvenga nell'immediato dal momento che non vi è alcuna disposizione che chiarisca dopo quanto tempo una notizia non è più attuale o quando non è più di pubblico interesse;

3)     al giudice attraverso la procedura d'urgenza ex articolo 700 del codice di procedura civile, affinché ordini la rimozione della notizia o comunque l'eliminazione dei riferimenti alla persona. Con questa procedura, pur non semplice, nella maggior parte si ha la rimozione dei contenuti e quindi Google è obbligata a  procedere, cancellando la notizia da tutti i domini sia google.it che google.com. Laddove il giudice non ravvisi l'elemento dell'urgenza si dovrà, invece, seguire la più lunga e tortuosa procedura ordinaria.

Le norme del Regolamento Ue 2016/679  si applicano anche alle imprese situate fuori dall'Unione europea che offrono servizi o prodotti all'interno del mercato Ue.

Tutte le aziende, ovunque stabilite, dovranno quindi rispettare le nuove regole. Imprese ed enti avranno più responsabilità e caso di inosservanza delle regole rischiano pesanti sanzioni.

Si auspica, infine, che avvenga un'effettiva armonizzazione della normativa in esame tra i tutti i Paesi membri affinchè non sorgano contrasti con il Regolamento dal momento che ciascuno Stato abbia la possibilità di dettagliare le norme contenute nel GDPR in autonomia.

 

 

 
 
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